particolare della vetrata dell'abside della parrocchia foto del papa Giovanni Paolo secondo che incorona la statua della Madonna "La Parrocchia è una casa di fratelli, resa accogliente dalla Carità"
Giovanni Paolo II alla Comunità di Torre Spaccata

Diocesi di Roma
S. MARIA REGINA MUNDI
Padri Carmelitani della Provincia Italiana
[sei in: SPIRITUALITÀ/il carmelo]

GRANDI FIGURE CARMELITANE
Il Carmelo è una ricchezza per l'intera comunità cristiana. (Giovanni Paolo II)
Non c'è membro della Chiesa che non debba qualcosa al Carmelo. (Thomas Merton)

Alberto da Trapani [vai alla scheda]
I martiri spagnoli [vai alla scheda]
Teresa di Gesù Bambino [vai alla scheda]
Maria Maddalena de' Pazzi [vai alla scheda]
Angelo Paoli [vai alla scheda]
Arcangela Girlani [vai alla scheda]
Francesco di Gesù Maria Giuseppe [vai alla scheda]
Simone Stock [vai alla scheda]
Nuno Alvares Pereira [vai alla scheda]


Alberto da TrapaniAlberto da Trapani
Di nobile famiglia, quella fiorentina Degli Abati, nacque verso il 1250. Si è molto e a lungo discusso sul luogo di nascita, Trapani o Monte di Trapani, cioè Erice: controversia che, in base ai documenti ufficiali, va risolta a favore di Trapani.
Una Vita del Santo, composta nella seconda metà del XIV secolo, è giunta a noi in molte copie o rifacimenti del sec. XV. Secondo una base comune alle varie redazioni, i dati biografici possono ridursi ai seguenti:
Alberto nacque (dopo ventisei anni di matrimonio sterile) da Benedetto degli Abati e da Giovanna Palizi, che promisero di consacrarlo al Signore. Mentre il ragazzo era ancora in tenera età il padre pensò per lui a un onorevole sposalizio, ma la madre riuscì a fargli tenere fede al voto. Fin da piccolo crebbe in lui un’esigenza spirituale al di fuori dei canoni d’insegnamento ed a otto anni entrò nell'Ordine dei Carmelitani, da poco costituito, votando la sua castità alla rinuncia delle ricchezze, del piacere dei sensi, abbandonando tutti i legami mondani e da quel momento dedicò la sua vita alla contemplazione dello spirito. Per la sua modestia non avrebbe voluto accettare l'ordinazione sacerdotale; ma si piegò alle affettuose insistenze dei confratelli e dei superiori distinguendosi per le sue virtù, il suo amore per la purezza e la preghiera, per i miracoli e per la sua predicazione. Poco dopo Alberto venne mandato dai Superiori all'altra estremità dell'isola, nel convento carmelitano di Messina e liberò la città, assediata dal Duca di Calabria, dalla fame causata da un assedio: alcune navi cariche di vettovaglie passarono miracolosamente attraverso gli assedianti.  Per la parola e per i prodigi, per la carità e soprattutto per le numerose conversioni di Ebrei, la fama di Sant'Alberto corse rapidamente anche fuor di Messina. Venne così additato come esempio di vero carmelitano, tutto dedito all'austerità e alle opere apostoliche e, verso il 1287, fu nominato, meritatamente, Superiore provinciale dell'Ordine per la Sicilia. Morì a Messina il 7 agosto con probabilità nel 1307.
Fu il primo Santo del Carmelo ad essere venerato e quindi venne insignito del titolo di Patrono e protettore dell'Ordine Carmelitano. Ebbe anche il titolo di «padre», titolo condiviso con l'altro Santo carmelitano del suo tempo, Sant' Angelo di Sicilia. Nel convento di Palermo già nel 1346 apparve una cappella a lui dedicata; in vari capitoli generali, a cominciare da quello del 1375, si pensò di ottenerne la canonizzazione papale; in quello del 1411 si dice che è pronto il suo Ufficio proprio.
Nel 1457 Callisto III , vivae vocis oraculo, ne permise il culto, confermato in seguito da Sisto IV con bolla del 31 maggio 1476. Nel 1524 si ordinò che la sua immagine fosse nel sigillo del capitolo generale e il superiore dell'Ordine, Nicolò Audet, volle che in ogni chiesa si trovasse un altare a lui dedicato. Già nel capitolo del 1420 si era ordinato che in tutti i conventi si tenesse la sua immagine raggiata. Con questo culto intenso ed esteso si spiega l'abbondante iconografia, nella quale Alberto è raffigurato (con o senza libro) dapprima recante un giglio, simbolo della vittoria sui sensi riportata all'inizio della sua vita religiosa, poi nell'atto di vincere un diavolo, o anche - dal sec. XVII - mentre compie i suoi miracoli.


quadro martiriI martiri spagnoli
Nel 1936 diciassette religiosi spagnoli appartenenti a varie comunità Carmelitane diedero la loro vita in difesa ed in testimonianza della loro fede cristiana e consacrazione a Gesù Cristo.
Il 28 luglio, alla stazione ferroviaria di Tarrega, dodici religiosi dalla comunità di Tarrega furono arrestati, deportati a Clots dels Aubens di Cervera ed uccisi all'alba del 29 luglio mentre pregavano a Gesù e alla Madre del Carmelo.

Questi religiosi furono: P. Ángel Maria Prat Hostench, priore, P. Eliseo Maria Maneus Besalduch, maestro dei novizi, P. Anastasio Maria Dorca Coramina, dalla comunità di Olot (Girona) che stava predicando a Tarrega per la festa della Nostra Signora del Monte Carmelo, P. Eduardo Maria Serrano Buj, un professore. C'erano anche gli studenti di filosofia: Frs. Pedro Maria Ferrer Marin, Andrés Maria Solé Rovina, Juan Maria Puigmitjà Rubió, Miguel Maria Soler Sala, Pedro-Tomás MariaPrat Colledecarrara ed il fratello laico Eliseo Maria Fontdecaba Quiroga, così come i novizi Frs. Elías Maria Garre Egea e José Maria Escoto Ruíz.
Durante la notte del 13 agosto, a Vic, Barcelona, Sr. Maria di San Giuseppe Badía Flaquer, una monaca dal convento di Vic, fu arrestata ed uccisa la stessa notte difendendo la sua castità e testimoniando la sua consacrazione a Cristo.
Il 3 ottobre fu ucciso Fr. Eufrosino Maria Raga Nadal, un suddiacono e membro della comunità di Olot.
Fr. Ludovico Maria Ayet Canós ed Angelo Maria Presta Batlle, Carmelitani dalla comunità di Terrassa (Barcellona) furono arresti il 21 luglio e messi in prigione a Modelo, in Barcellona.
Il 13 agosto furono uccisi nel cimitero di Terrassa.
Il priore della comunità di Olot, P. Fernando Maria Llobera Puigsech, fu ucciso nelle fosse di Santa Elena di Montjuic (Barcellona) semplicemente perché era un religioso.

Il processo per la beatificazione di questo gruppo iniziò nella diocesi di Barcellona nel settembre 1959.
Il 26 giugno 2006, il Santo Padre, Benedetto XVI, ha firmato il decreto per la loro beatificazione.
Il 28 ottobre 2007 sono stati beatificati tra un gruppo di 498 martiri spagnoli del 20° secolo.
[tratto da: http://www.ocarm.org]

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foto di Santa TeresaTeresa di Gesù bambino (di Lisieux)
Nacque ad Alençon in Francia, il giorno 2 gennaio 1873, da Louis Martin e Zélie Guérin. Dopo la morte della madre, avvenuta nel 1877, Teresa si trasferisce con tutta la famiglia a Lisieux.
Verso la fine del 1879 si accosta per la prima volta al sacramento della penitenza. Educata dalle Benedettine di Lisieux, riceve la prima comunione l'8 maggio 1884 e poche settimane più tardi, il 14 giugno, riceve il sacramento della cresima.

Desiderosa di abbracciare la vita contemplativa, come le sue sorelle Paolina e Maria nel Carmelo di Lisieux, ma impedita per la sua giovane età, durante un pellegrinaggio a Roma, nell'udienza concessa dal Papa ai fedeli della diocesi di Lisieux, il 20 novembre 1887, con filiale audacia chiede a Leone XIII di poter entrare nel Carmelo all'età di 15 anni.

Il 9 aprile 1888 Teresa conseguì infine di realizzare il suo sogno, ricevendo il 10 gennaio dell'anno seguente l'abito carmelitano ed emise la sua professione l'8 settembre 1890.
Si esercitò in modo particolare nelle piccole cose della vita quotidiana, con umiltà, semplicità evangelica e confidenza in Dio e procurò d'inculcare, con l'esempio e la parola, queste virtù nelle sue consorelle, specialmente nelle novizie.
Scoperto il suo posto nel cuore della Chiesa, offrì la sua vita per la salvezza delle anime e per l'edificazione della Chiesa.

Il 3 aprile 1896, durante la notte fra il giovedì ed il venerdì santo, ha una prima manifestazione della malattia che la condurrà alla morte e che lei accoglie come la misteriosa visita dello Sposo divino.
L'8 luglio 1897 viene trasferita in infermeria, mentre i dolori e le prove, sopportati con pazienza, si intensificano.
Morì in un'estasi d'amore il 30 settembre 1897.
Le sue ultime parole "Dio mio, io ti amo" sono il sigillo della sua esistenza, che all'età di 24 anni si spegne sulla terra per entrare, secondo il suo desiderio, in una nuova fase di presenza apostolica in favore delle anime, nella comunione dei Santi, per spargere una pioggia di rose sul mondo.

Fu canonizzata da Pio XI nel 1925 e da lui proclamata, con San Francesco Saverio, Patrona delle Missioni nel 1927. Il 19 ottobre 1997, Giovanni Paolo II l'ha dichiarata Dottore della Chiesa.
Notissimi sono i manoscritti autobiografici di Teresa, tra i quali citiamo Storia di un’anima, nei quali ci ha lasciato non solo i ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza, ma anche il ritratto della sua anima e le sue esperienze più intime.
[tratto da: http://www.ocarm.org]

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ritratto di Caterina a 16 anniMaria Maddalena de' Pazzi
Caterina porta il nome della nobile famiglia de' Pazzi di Firenze, che già nel secolo XV aveva un grande influsso politico.
Nata il 2 aprile 1566, fin dalla fanciullezza dimostrò senso profondo della presenza di Dio, amore ardente all'Eucarestia e forte inclinazione per lo spirito della penitenza.
Su consiglio del suo confessore, fu ammessa alla prima comunione all'età di 10 anni, contrariamente ai costumi dell'epoca.
A diciassette anni venne accettata dalle monache carmelitane di Santa Maria degli Angeli di Firenze, sua città natale, con il nome di Maria Maddalena.
Durante il noviziato una violenta malattia durata due mesi la ridusse in fin di vita, tanto che le fu concesso di anticipare la professione. Ma si riprese.
Fu per tre anni sottomaestra, sagrestana e per sei anni maestra delle novizie; ebbe anche la cura delle giovani professe e nel 1604 fu eletta sottopriora.

Dopo la professione religiosa, il 27 maggio 1584, comincia un itinerario spirituale, che fa di lei una delle più grandi mistiche della Chiesa.
A eccezione di tre lettere, non scrisse nulla di proprio pugno.
Ma poiché i suoi confessori volevano determinare se l'origine di questi fenomeni fosse divina o meno, durante le sue estasi le consorelle furono obbligate a scrivere quello che lei diceva (non volendo le suore “lassar perdere nessuna delle sue parole”: cfr II, 292).

Così furono prese dalla sua bocca e raccolte sotto dettatura le Relazioni delle sue esperienze mistiche che costituiscono quattro grossi volumi di manoscritti originali, le cosiddette "sue" opere; essi ricostituiscono il tenore originale dei suoi discorsi, e furono da lei stessa riveduti e corretti.
I titoli dati ai volumi sono: (I) I Quaranta Giorni; (II) I Colloqui; (III) Revelatione e Intelligentie (o Gli otto giorni dello Spirito Santo); (IV) La Probatione - Renovatione della Chiesa.
Queste relazioni saranno completate con altri testi di natura biografica, avvisi, ammaestramenti e ricordi personali, raccolti a titolo particolare dalle carmelitane che vivevano con lei.
Morì il 25 maggio del 1607. Beatificata nel 1626, venne canonizzata il 22 aprile 1669.
[tratto da: http://www.ocarm.org]

ritratto di Maria MaddalenaC'è spazio ancora oggi, nel nostro tempo, per la visione di Dio e per la contemplazione estatica di Dio? Che cosa può dirci ancora oggi Maddalena de' Pazzi?

I brani che presentiamo sono tratti dal I Volume, I quaranta giorni, libro che narra le visioni della santa dopo la sua ordinazione, per quaranta giorni. Le estasi avvenivano sempre dopo che la Santa si era comunicata e si sviluppavano intorno ad una frase della Scrittura. L'Eucaristia e la Parola, accolte nell'intimità, nell'interiorità dove dimora il Signore, ci aprono alla contemplazione del mistero dell'amore di Dio.

Questa è la strada che ci indica S. Maria Maddalena de' Pazzi per giungere alla contemplazione del Signore.
E' una strada che possiamo percorrere anche noi oggi come l'ha percorsa la santa ai suoi tempi.
Chi li volesse leggere nella lingua originale del cinquecento o volesse leggere l'opera completa può andare a questo indirizzo.

Fateci sapere le vostre impressioni e le riflessioni che la lettura di questi brani vi ha suscitato.
Saremo contenti di pubblicarli per farli condividere a tutti i navigatori.
Per facilitarne la comprensione, al testo originale abbiamo affiancato una nostra traduzione che speriamo sia corretta e utile. Per la lettura anche off-line, i brani sono scaricabili in formato pdf.
[I brano] [II brano]

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ritratto Angelo PaoliAngelo Paoli
Angelo Paoli, nacque ad Argigliano, in Toscana nel 1642. Particolarmente dotato di spirito di carità, venne ammesso al Noviziato dei Carmelitani di Siena a 18 anni, dove pronunciò i voti e continuò gli studi, finchè sei anni più tardi fu ordinato sacerdote a Firenze, prestando la sua opera presso il Carmelo di Pisa, Empoli, Montecatini, Cupoli, Monte Catino e Fivizzano.
Aveva una speciale devozione per la Passione di Cristo e provvide a far erigere molte croci sulle colline intorno a Fivizzano e successivamente, trasferitosi a Roma, fu sua l'idea di metterne una al centro del Colosseo.

Nel 1687, infatti, venne trasferito a Roma, nel convento presso la Chiesa dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, dove rimase fino alla morte. Tutto il suo tempo lo dedicò alla cura dei poveri e degli ammalati del vicino ospedale di S. Giovanni in Laterano (era chiamato infatti "Padre dei poveri") e all'ammaestramento dei novizi. Non sopportando la vista del Colosseo, luogo per lui bagnato dal sangue dei martiri, che era ormai ridotto ad un bivacco o usato per scorciatoia per i carri e di notte rifugio per gente di ogni specie, chiese insistentemente al Papa Clemente XI di poterlo sistemare.
Il Pontefice, sia pur titubante, gli diede il permesso ed il frate, con l'aiuto di volontari, si mise personalmente al lavoro per chiudere gli archi con delle mura massicce e le porte con colonne attraversate da grossi ferri. Inoltre all'interno pose tre grosse croci di legno ed altre tre le pose sul Monte Testaccio - un altura composta con frammenti e terraglie di epoca romana - per renderlo simile al Calvario. Papa Clemente XI, come il suo predecessore Innocenzo XII, gli offrì la porpora cardinalizia, proposta che egli rifiutò categoricamente perché "sarebbe stato di danno ai poveri che non avrei potuto più aiutare".
Fra gli ammiratori di Padre Angelo c'erano cardinali, alti prelati, nobildonne ed egli utilizzò queste amicizie altolocate a fin di bene, per realizzare un suo progetto. Nelle periodiche visite negli ospedali aveva notato che i malati, specialmente i più poveri, uscendo in convalescenza, s'aggiravano per la città ancora deboli e non del tutto guariti.
E come c'era da aspettarsi, ricadevano spesso ammalati. Padre Angelo li aiutava collocandoli presso alcune famiglie; ma quando gli ammalati furono molti allora pensò di costruire uno ospizio per i convalescenti, al fine di ospitarli fino a quando non si fossero completamente ristabiliti. Così, fra molte difficoltà e l'incredulità di tanti, sorse nello "stradone” tra il Colosseo e la Basilica di San Giovanni, un ospizio, aperto ad ammalati e poveri; ogni volta che arrivava un nuovo ospite, Padre Angelo suonava un piccolo organo posto nella cappellina dell'edificio, per festeggiare il nuovo arrivato.
La Provvidenza non faceva mai mancare i benefattori e tanta era l'abbondanza di pane e cibarie che arrivavano all'ospizio, che Padre Angelo li distribuiva ai poveri che si radunavano alle porte del convento di San Martino ai Monti.
Il convalescenziario, oltre ad essere una fondazione assistenziale, aveva una forte connotazione sociale: lì i malati in attesa di guarire completamente, imparavano un mestiere per potersi inserire nella società e non essere di peso a nessuno.

Padre Angelo non si fermava mai e il suo 'tempo libero' lo utilizzava confezionando scapolari della Madonna del Carmine che poi distribuiva e a chi lo esortava a riposarsi, rispondeva con delicatezza: "Il carmelitano gusta il riposo di San Giovanni, quello che si gusta sul petto di Gesù, mediante l'orazione!".
A proposito dei poveri diceva: "Chi strapazza i poveri, strapazza Dio, perché nei poveri s'ha da riconoscere Iddio benedetto."
Morì il 20 gennaio 1720 e nel 1781 papa Pio VI riconobbe le sue virtù eroiche, anche per via di molti miracoli che gli si attribuiscono, sia in vita che dopo la morte. Il Capitolo Generale dell'Ordine tenutosi a Roma nel 1908, incluse il suo nome tra i Servi di Dio carmelitani ed appoggiò la sua causa di beatificazione.
Il Beato Angelo Paoli è sepolto nella Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti in Roma, sotto la lapide su cui è scritto: "P. Angelo Paoli, padre dei poveri".

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ritratto Arcangela GirlaniArcangela Girlani
Eleonora Girlani nacque nel 1460 a Trino Vercellese, nel Monferrato, durante il marchesato di Guglielmo VIII. La sua era una famiglia benestante e distinta.
Incline alle pratiche di pietà fin da fanciulla, diede presto prova di virtù singolari.
Fu istruita ed educata nel Monastero di S. Francesco che sorgeva poco distante da casa, in località detta Rocca delle Donne. Manifestatasi la vocazione religiosa, il padre la fece tornare a casa per un periodo di riflessione. Il risultato fu che vivendo a contatto con altre due sorelle, Scolastica e Maria, nacque anche in loro il desiderio di consacrarsi a Cristo. I genitori, dopo un primo rifiuto, acconsentirono a patto che entrassero nel convento vicino casa. Eleonora però aveva scartato questa opportunità perché la vicinanza della famiglia avrebbe impedito il cammino di perfezione e santità che intendeva seguire. Provvidenziale fu la visita in famiglia di un amico carmelitano. Con il suo intervento fu scelto il Convento di S. Maria Maddalena da poco fondato a Parma, appartenente alla importante Congregazione Carmelitana Mantovana.

Eleonora prese l'abito monacale il 25 gennaio 1478 col nome di Arcangela. Aveva diciassette anni.
Doti e carismi non passarono inosservati e pochi anni dopo veniva già eletta Priora. Le sue esortazioni, ma ancor più il suo stile di vita, erano di esempio alle consorelle. Tutta la città conosceva la perfezione con cui le Carmelitane vivevano la propria consacrazione e molti chiedevano loro aiuto sia spirituale che materiale per far fronte alle necessità di quei tempi difficili.

La Beata rimase a Parma per quindici anni, fino a quando si vide in lei la fondatrice ideale del nuovo monastero di Mantova. Tale era il desiderio di Elisabetta d’Este con l’assenso del Vicario Generale dei Carmelitani Padre Tommaso da Caravaggio. Lasciare Parma per Madre Arcangela fu doloroso, ne soffrirono le consorelle e tutta la città che ormai la amava e la stimava. Subentrava come priora la sorella Scolastica.
Nel nuovo Cenobio, intitolato alla Madonna col titolo di S. Maria del Paradiso, Madre Arcangela improntò la vita della comunità in modo esemplare e tutti pensarono che il titolo del monastero rispecchiava appieno il modo in cui le monache trascorrevano la loro giornata. Questo era il desidero e la raccomandazione della Madre.

Come in tutte le nuove fondazioni si viveva con molte ristrettezze, abbondava solo la fiducia nella Divina Provvidenza. La Madre, dal canto suo, per la buona riuscita dell’opera, offriva a Dio continue penitenze e digiuni. Raggiunse uno stato tale di perfezione nella preghiera e nelle pratiche di pietà che spesso andava in estasi. Toccava il breviario solo dopo essersi lavate le mani per rispetto alle verità ivi contenute. Amava meditare sul mistero del S. Natale e sulla Passione di Cristo; si affidava fiduciosa alla SS. Trinità dando inizio ad ogni azione importante solo dopo averne chiesto l’assistenza. Ebbe il dono della profezia e ottenne dal Signore numerose grazie.

Sebbene giovane, negli ultimi anni di vita soffrì di diverse infermità e di febbri frequenti. Si congedò dalle consorelle, che aveva radunate nella sua cella, raccomandando più delle altre virtù la santa umiltà. Era il bene più prezioso che dovevano trasmettere alle generazioni future: lei avrebbe vegliato su loro dal cielo. Spirò il 25 gennaio 1494, le sue ultime parole furono “Gesù, amore mio!”.
Appena morta apparve a Parma alla sorella Scolastica.
In poco più di trenta anni di vita terrena suor Arcangela aveva raggiunto la vetta della santità.
Sepolta nella tomba comune, dopo tre anni ebbe sepoltura distinta. Nel 1782, per ordine di Giuseppe II, il Monastero fu soppresso e il corpo della beata tornò nella natia Trino, presso le Carmelitane. Soppresse anche loro nel 1802 fu traslato nella chiesa dell’Ospedale di S. Lorenzo e qui è tuttora venerato.
Il culto fu approvato da Pio IX il 1° ottobre 1864 (memoria liturgica il 25 gennaio).
[Tratto da: www.santiebeati.it]

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ritratto Francesco di Gesł Maria GiuseppeFrancesco di Gesù Maria Giuseppe
Francisco Palau y Quer nacque il 29 dicembre 1811 ad Aytona (Spagna).
Nel 1828 entrò nel seminario di Lèrida. Completato il triennio di studi filosofici e concluso il primo corso di teologia, nel 1832 passò nell'Ordine dei Carmelitani Scalzi dove l'anno successivo emise i voti.
Costretto da circostanze politiche a vivere da exclaustrato, potè ricevere l'Ordinazione Sacerdotale a Barbastro nel 1836.

Dopo un lungo periodo di permanenza in Francia (1840 - 1851), ritornò in Spagna e si dedicò al ministero della predicazione e delle missioni popolari, specialmente a Barcellona e nelle Isole Baleari. Fu lì che negli anni 1860 - 1861 si occupò dell'organizzazione di alcuni gruppi femminili dando origine a quelle che oggi si chiamano le Suore Carmelitane Missionarie Teresiane e le Suore Carmelitane Missionarie. Fondò anche una famiglia di Fratelli della Carità, oggi estinta. Morì a Tarragona il 20 marzo 1872.
[tratto da: www.santiebeati.it]


ritratto Simone StockSimone Stock
Tracciare, sia pure brevemente, un profilo di questo Santo è impresa veramente ardua: le fonti, spesso rare e parecchio imprecise, lo fanno nascere in Inghilterra (Aylesford, Kent) nel 1165.
Gran parte delle scarse notizie sulla sua vita sono spesso desunte da leggende: secondo la tradizione, all'età di dodici anni lasciò la casa dei genitori e si ritirò come eremita sotto una quercia (da qui l'appellativo Stock, che deriverebbe dall'inglese antico e significherebbe tronco d'albero) e in seguito percorse a piedi le contrade del suo paese predicando. Dopo un pellegrinaggio in Terra Santa, avrebbe maturato la decisione di entrare come frate nell'ordine carmelitano e, completati gli studi a Roma, venne ordinato sacerdote.

Per altre notizie biografiche, possiamo contare sulla "Vita fratum" del domenicano Giovanni Frachet, che, scrivendo d'altro, parla di un "Simone, priore dell'Ordine del Carmelo", vissuto nella prima metà del 1200. Abbiamo, inoltre, il catalogo dei primi Generali dell'Ordine, redatto da Giovanni Grossi alla fine del 1300, e del catalogo dei Santi Carmelitani, compilato agli inizi del sec. XV e riproposto in tre o quattro edizioni.
Entrato nel Carmelo, poiché uomo di preghiera e di contemplazione, viene scelto alla più alta responsabilità dell'Ordine, proprio in un capitolo generale, celebrato in Inghilterra. Rimase in questa carica, che reputava un oneroso e delicato servizio, per lunghissimi anni (qualcuno dice per venti anni!).
Pontefici, come Gregorio IX ed Innocenzo IV, affascinati dalla santità e dal prestigio di quest'uomo di Dio, concessero alla Regola del Carmelo, ormai trapiantato in Occidente, nuovo impulso, approvandone, dietro indicazione del Santo, il giusto adattamento alle nuove condizioni ambientali, in cui s'erano venuti a trovare i frati.
   
L'episodio, però, che rende degno di nota san Simone, è quello relativo alla visione della Madonna, da lui supplicata con canti e inni e, con la più famosa preghiera del "Flos Carmeli",

Flos Carmeli, vitis frugifera,
Splendor coeli, Virgo puerpera,
Singularis;
Mater mitis, o viri nescia!
Carmelitis da privilegia,
Stella maris

che gli valse l'indicazione nel santo Scapolare (e quindi nell'abito dei Carmelitani) il conseguente privilegio di una santa morte a chi degnamente l'avesse portato.

Alcuni storici si meravigliano che l'apparizione, datata 16 luglio 1251, sia stata tenuta segreta, e solo nel sec. XV, tra le notizie del Catalogo dei Santi carmelitani essa venne divulgata; ci si dimentica che il papa Innocenzo III, giurista insigne, nel 1206 aveva fornito ai vescovi uno strumento efficace contro le eresie che in quei tempi si moltiplicavano: era la procedura inquisitoriale.
Che il primo privilegio del Carmine fosse stato messo sotto chiave per circa un secolo fu certamente un atto di grande prudenza per salvaguardare la veridicità dell'avvenimento miracoloso.
Egli visse pienamente il carisma del Carmelo: fondazioni di nuovi conventi, visite canoniche, viaggi per l'Europa per incontrare rinfrancare i confratelli, pratiche curiali con la S. Sede inerenti la sopravvivenza dell'Ordine, studio della Regola per una scrupolosa osservanza da parte dei frati…
Curava, però, la sua vita interiore di preghiera e di contemplazione, ricca di quel sapore mariano, che gli avevano comunicato i confratelli, venuti di recente dal Monte Carmelo.

Una volta garantita la stabilità dell’Ordine in occidente, Simone si occupò di accelerare il suo sviluppo in tutta l’Europa, specialmente in Francia.
Sul principio dell’anno 1265, giunse a Bordeaux. Era molto vecchio ma sempre ardente di zelo e il 16 maggio di quell’anno rese la sua anima a Dio. Fu sepolto nel convento del suo Ordine. Aveva più di cento anni.
Erano appena trascorsi tre giorni dalla sua sepoltura che la devozione dei fedeli fece decidere l’Arcivescovo di Bordeaux a fare solennemente disseppellire il suo corpo, ciò che allora equivaleva ad una canonizzazione formale.
Il culto verso San Simone Stock e la devozione allo scapolare si diffusero rapidamente nei sec. XV - XVI e numerosi fedeli furono iscritti allo Scapolare. Lungo i secoli, pittori da tutto il mondo tradussero in immagine il racconto della visione dello scapolare, opere d'arte che si trovano in tutte le chiese carmelitane dell'Ordine. Nel sec. XVI, il culto a San Simone Stock fu inserito nel calendario liturgico di tutto l'Ordine. La sua festa si celebrava comunemente il 16 maggio. Dopo il Concilio Vaticano II, che tolse questa celebrazione dalla riforma del calendario liturgico, è stata di recente riammessa.
Sebbene la storicità della visione dello scapolare non sia attendibile, lo stesso scapolare è rimasto per tutti i Carmelitani un segno della protezione materna di Maria e dell'impegno proprio di seguire Gesù come sua Madre, modello perfetto di tutti i suoi discepoli.
[tratto da: http://www.ocarm.org - http://www.carmelitaniroma.it - http://www.madonnaditrapani.com]


Nuno Alvares PereiraNuno Alvares Pereira
Molte nazioni europee annoverano tra i santi più venerati almeno un eroe nazionale o un sovrano. Il caso assolutamente meno noto a livello continentale è quello del fondatore della Real Casa di Braganza, che regnò sul Portogallo e sul Brasile.
Si tratta di Nuno (Nonio) Alvares Pereira, la cui vicenda terrena è oggetto di trattazione nella “Cronica do Condestavel”, un classico della letteratura portoghese risalente al XVI secolo.
Nacque a Cernache do Bonjardim, nei pressi di Lisbona, il 24 giugno 1360 da don Alvaro Goncalves de Pereira, il quale ricopriva il ruolo di grande maestro di uno dei rami dell'Ordine dei Cavalieri di San Giovanni in Gerusalemme. All'età di tredici anni si trasferì alla corte del re Ferdinando del Portogallo per avviarsi alla carriera militare. Sin da piccolo aveva apprezzato le leggende di re Artù e come Galahad desiderava restare celibe e porsi al servizio del proprio sovrano.
Sposò poi invece, a diciassette anni, Leonora de Alvim, da cui ebbe tre figli. Ne rimase vedovo nel 1387.
Appena ventitreenne fu designato quale generale al comando delle forze armate portoghesi e l'investitura avvenne per mano del grande maestro dei Cavalieri di Aviz, che dopo due anni ascese al trono con il nome di Giovanni I.
Godendo di universale rispetto, accompagnò alla vittoria i suoi uomini nella battaglia di Atoleiros: in tal modo il Portogallo ottenne definitivamente l'indipendenza dagli altri regni della penisola iberica.
Nel 1422 avvenne quel grande colpo di scena che lasciò stupita l'intera corte: Nuno fondò un nuovo convento carmelitano a Lisbona e vi si ritirò per il resto dei suoi giorni come fratello laico, assumendo il nome di Nuno de Santa Maria.
Il 1° aprile 1431, domenica di Pasqua, mentre era intento a leggere la Passione secondo Giovanni ed aveva appena letto il passo “Ecco tua madre!”, spirò.
Tutta la corte intervenne alle solenni esequie ed alla sepoltura nel convento carmelitano di Lisbona di colui che già era acclamato dal popolo santo ed eroe nazionale. Inoltre, poiché sua figlia Beatrice era andata in sposa al duca di Braganca Alfonso, figlio primogenito del re Joao I, Nuno è a tutti gli effetti considerato il fondatore di questo casato che regnò sul Portogallo sino al 1910 con Emanuele II.
Il papa Benedetto XV decise di confermare ufficialmente il culto tributato a Nuno Alvares Pereira, riconoscendogli il titolo di “beato” in data 23 gennaio 1918.
Il sommo pontefice Pio XII pensò poi di riavviare la causa di canonizzazione il 28 maggio 1941.
Nel 2000 una guarigione (per intercessione del beato) è stata riconosciuta come miracolosa; a tal scopo, il 13 luglio 2003 era stato aperto il processo diocesano che si è concluso con la canonizzazione del 26 aprile 2009 ad opera del papa Benedetto XVI.
Il b. Nuno è il primo santo dell’Ordine canonizzato dopo s. Maria Maddalena de’ Pazzi (28 aprile 1669).
[redazionale - www.santiebeati.it]


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