particolare della vetrata dell'abside della parrocchia foto del papa Giovanni Paolo secondo che incorona la statua della Madonna "La Parrocchia è una casa di fratelli, resa accogliente dalla Carità"
Giovanni Paolo II alla Comunità di Torre Spaccata

Diocesi di Roma
S. MARIA REGINA MUNDI
Padri Carmelitani della Provincia Italiana
[sei in: CULTURA/semo romani]

foto della copertina del libroTORRE SPACCATA, tutte le strade portano a Roma!

Dobbiamo ringraziare la poetessa Rosangela Zoppi che ci ha dato il permesso di pubblicare le notizie che seguono, tratte dal suo libro: “Roma, la memoria delle strade” (Ed. Cofine - tel. 062286204).

L’Autrice, nella premessa del libro, sottolinea che “l’opera è stata concepita con due finalità ben precise: rendere omaggio a quei poeti, prosatori, Romanisti e studiosi di Roma ai quali il Comune ha nel tempo intitolato delle strade e fornire un piccolo contributo per aiutare i cittadini romani, soprattutto i più giovani, a meglio conoscere e apprezzare i personaggi che hanno illustrato la nostra città e dei quali la stessa vuole perpetuare la memoria”.

Per noi, cittadini di Torre Spaccata, c’è un ulteriore significato perché abitiamo proprio nelle strade intitolate a questi illustri personaggi…sai che figura se fossimo proprio noi a non sapere chi sono stati Giuseppe Martellotti o Pippo Tamburri!?


Elenco delle strade:
viale dei Romanisti - via Giggi Pizzirani - via Pietro Romano - via Giuseppe Martellotti - via Mario Lizzani - via Filippo Cesare Annessi - via Angiolo Cassioli - via Roberto Fancelli - via Luigi Ferretti - via Alessandro Barbosi - via Ludovico De Simoni - via Settimio Di Vico - via Vincenzo Cecchetti - via Giuseppe Berneri - via Lallo Fraschetti


VIALE DEI ROMANISTI
foto del Gruppo dei RomanistiIl Gruppo dei Romanisti ebbe origine nel 1929, quando alcuni amici scrittori, attori, poeti, giornalisti (Ceccarius, Ettore Petrolini, Ettore Veo, Augusto Jandolo, Enrico Tadolini, Pietro Fornaciari e pochi altri) decisero di incontrarsi al ristorante trasteverino “La Cisterna” (il gruppo si chiamò all’inizio Romani della Cisterna) per discutere, tra un piatto e l’altro della tipica cucina romana, di arte e di cultura, trasformando il locale in una vera e propria Accademia.
Nel 1933 i padri fondatori, che avevano preso l’abitudine di incontrarsi di pomeriggio nello studio del poeta-antiquario Augusto Jandolo, in via Margutta 49 (dove è stata posta una lapide commemorativa), concludendo spesso i loro incontri con una cena in qualche tipica trattoria di Trastevere o di Testaccio, decisero di assumere un nome ufficiale. Dopo accese discussioni, l’associazione fu chiamata Gruppo dei Romanisti, gruppo nel quale si poteva entrare a far parte soltanto per cooptazione (come avviene ancora oggi).

Il Romanista poteva essere “Romano de Roma”, se era nato e discendeva da genitori e avi romani, oppure “Romano di elezione”, se era nato altrove, anche all’estero, ma aveva eletto Roma a sua patria spirituale.
Nel 1940 i Romanisti decisero di dar vita ad una pubblicazione che raccogliesse i loro scritti.
La pubblicazione che continua ininterrottamente da sessantasei anni e la cui prima copia viene consegnata al Sindaco il 21 aprile (Natale di Roma) di ogni anno, si chiamò Strenna dei Romanisti.
Il primo volume con la prefazione di Bottai, fu pubblicato nel 1940. i redattori furono: Jandolo, Piermattei e Veo. Dal secondo anno si unì Ceccarius.

Dopo la scomparsa di Jandolo, il Gruppo prese a riunirsi nello studio dello sculture Enrico Tadolini, in via dei Greci, e poi, da più di trent’anni, in una sala del Caffè Greco.
Del Gruppo hanno fatto parte personaggi illustri come Trilussa, Cesare Pascarella, Luciano Folgore, Silvio D’Amico, Piero Scarpa, Carlo Fontana.
La carica di Presidente è stata rivestita da: Salvatore Rebecchini, Andrea Busiri, Ettore Paratore, Cesare D’Onofrio, Manlio Berberito, Luigi Pallottino.


VIA GIGGI PIZZIRANI
Giggi Pizzirani nacque a Roma nel 1870. Uscito dalla fucina creata da Zanazzo nel 1887 con il giornale “Rugantino”, fu giornalista e scrisse su vari giornali, tra cui “Il Messaggero” e “Il Travaso delle idee”.
Autore di testi teatrali, romanzi e di operette, pubblicò nel 18891 un primo Saggio di versi in romanesco (con lo pseudonimo di Giggetto), cui seguì, nel 1894, il volumetto Ve confinfera?
Particolare successo ebbe, intorno agli anni Venti, il suo delizioso poemetto: La sfida de Barletta, pubblicato nel 1896. Vi fu chi disse che i sonetti della Sfida erano una filiazione de La scoperta de l’America di Pascarella, ma Pizzirani si difese sempre ripentendo che il parlare spropositato di storia o di cose dotte tra popolani all’osteria era cosa assai comune nella Roma dei suoi tempi.
Pizzirani fu tra i primi, insieme a Zanazzo, a cantare i motivi tristi che si annidavano nell’animo del popolo romano.
Facile alla polemica e combattivo, anche se molto cortese, egli amò la sua città e il suo dialetto.
Colpito da una grave malattia agli occhi, non uscì più di casa e si spense nel 1946.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: La lingua del barbiere (1899), Quo Vadise?(1900), poemetto giunto alla venticinquesima ristampa, L’affare de sant’Arfonzo (1901), la guida de Roma (1902), Quanno Berta filava (1907), Guerieri antichi e burattini moderni (1919), Papa Sisto (romanzo storico, 1925), Sotto il naso della lupa (leggende, tradizioni, figure e curiosità romane, 1928), Caligola ar lago de Nemi (1931).

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VIA PIETRO ROMANO
Pietro Fornari, più noto come Pietro Romano (o “Zi’ Pietro”, come lo chiamavano gli amici) nacque a Roma nel 1874 e vi morì nel 1961.
Personaggio unico nel panorama della romanistica, abbracciò la carriera giornalistica, fu corrispondente di quotidiani cattolici in varie parti del mondo e divenne poi amministratore del quotidiano “Il Tempo”. Uomo assai generoso e pieno di amor proprio disdegnò onori e guadagni.
Andato in pensione anzitempo, si dedicò ad intense ricerche d’archivio e scrisse oltre cento libri, pubblicati quasi tutti a sue spese, che costituiscono una documentazione preziosa per studiosi di storia, arte e folklore romano.
Dopo il primo libro Pasquino e la satira a Roma, pubblicato nel 1932, Pietro Fornari, che da quel momento assunse lo pseudonimo di Pietro Romano, scrisse altri cinque volumi sulla facondia di Pasquino nel corso dei secoli.
Si dedicò poi alla stesura di una collana intitolata I rioni di Roma nel Rinascimento. L’opera, corredata da una grande quantità di notizie, è un capolavoro per la ricchezza dell’apparato storico e la vivacità della narrazione.
Tra gli altri suoi libri ricordiamo, Roma nelle sue strade e nelle sue piazze, Tre secoli di vita romana (1941), Famiglie romane (1942), L’Ottocento Romano (1943), Gli orologi (1944), Il Marchese del Grillo (1944), Modi di dire popolari romani, scritto con Ermanno Ponti (1944), Il Natale a Roma (1945) e I Cantastorie in Roma (1946).
Molti suoi saggi, articoli, monografie sono stati pubblicati nelle varie annate della Strenna dei Romanisti (gruppo di cui fece parte fin dall’inizio) e in riviste come: L’Urbe, Roma, Capitolium e Pantheon.


VIA GIUSEPPE MARTELLOTTI
Giuseppe Martellotti nacque a Viterbo nel 1864 e morì a Roma nel 1942. Dopo la licenza liceale si iscrisse all’Università, ma non portò a termine gli studi per necessità di lavoro. Fui impiegato presso l’Ufficio centrale delle Poste di San Silvestro e, appassionato di latino, continuò gli studi da autodidatta.
Suonatore di flauto, quando fu chiamato alla leva entrò a far parte della banda musicale del suo reggimento.
Scrisse molte poesie in dialetto romanesco, firmandosi con lo pseudonimo “Guido Vieni”.
Famosi i suoi Foji staccati dar vocabolario pe’ commido de la gioventù studiosa, lunga serie di sonetti con cui diede spiritose definizioni a parole che si prestavano al doppio senso e alla satira (1905).
Collaborò a riviste e giornali, tra cui il “Travaso delle idee” e “Il Messaggero”, facendo uso di un dialetto che aveva provveduto ad ammodernare. Per questa ragione fu oggetto di severe critiche da parte di poeti tradizionalisti.
Fra le sue pubblicazioni ricordiamo: Traduzzione in lingua romanesca de ceti soneti d’Orazio Fiacco fatta dar sottoscritto G. M. pe’ commido de la gioventù studiosa (1892); Una questione psico-fisico-pedagogica. Chiacchierata (1892); Prosperi e cerini (1899); Metrica musicale teorico-pratica, contenente un saggio in dialetto sulla composizione della canzonetta romanesca (1914).


VIA MARIO LIZZANI
Mario Lizzani nacque a Roma nel 1881 da una nota e antica famiglia romana. Il padre Carlo, caro a Mazzini, fu a Mentana con Garibaldi e fece parte dell’amministrazione del sindaco Nathan.
Mario Lizzani partecipò volontario alla I Guerra Mondiale e poi si dedicò alla valorizzazione delle tradizioni romane e alla conservazione dei luoghi garibaldini al Gianicolo.
Fu tra i redattori de: L’Urbe, La Tribuna e Capitolium, dove, con lo pseudonimo di “Marliz”, si occupò dei problemi cittadini e in particolare dello sviluppo di Ostia e del Lido. Su quest’ultima questione, che tanto lo appassionava, tenne una conferenza dal titolo: “Il Piano Territoriale di Roma: il litorale e le spiagge di Roma nel quadro del Piano Territoriale”, presso l’Istituto di Studi Romani.
Lizzani fu tra i fondatori del Gruppo dei Romanisti e collaborò in più occasioni alla Strenna.
Appassionato di storia e di giornalismo, svolse la sua attività professionale nella Ragioneria del Comune di Roma.
La passione per Roma lo spinse a raccogliere libri rari e a mettere insieme una biblioteca di pregio, ordinata e catalogata, di cui fece dono al Comune.
Scrisse numerose monografie storico-archeologiche, tra cui ricordiamo: Il Celio, Il Circo Massimo, Il Colosseo, Il Lido di Roma, Ostia, La romanità di Goffredo Mameli, La via Flaminia, Il Viminale, Il Vittoriano, Piazza e Palazzo Venezia.
Una forte depressione lo condusse ad una drammatica fine nel 1957.

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VIA FILIPPO CESARE ANNESSI
Filippo Cesare Annessi  nacque a Roma nel 1871 e vi morì nel 1947. Funzionario dello Stato, fu redattore del “Travaso delle idee” e collaboratore di vari giornali, come “Orazio Coccola”, “Marforio” e “Rugantino”.


VIA ANGIOLO CASSIOLI
Nato a Montepulciano nel 1882, Angiolo Cassioli morì a Roma nel 1938.
Proprietario di una bottega di caffé in piazzale di Ponte Milvio, coltivò, pur essendo di origine toscana, la poesia romanesca, scrivendo sul “Rugantino” e su “Er Gattello”.
Cassioli, che scrisse anche diverse canzoni per la Festa di San Giovanni, pubblicò, nel 1927, un volume contenente poesie romanesche e in lingua, dal titolo Tele de ragno.


VIA ROBERTO FANCELLI
Roberto Fancelli, perito tecnico, nacque a Roma nel 1878. Poco più che ventenne, in seguito alla morte del padre, tecnico del Genio Civile in Eritrea, si recò ad Asmara per provvedere al sostentamento della propria famiglia.
Tornato in Italia, fu Capo contabile presso a Società dei Telefoni, poi impiegato di banca e infine si dedicò alla libera professione. Morì a Roma nel 1949.
Estremamente versatile e amante dell’arte in ogni sua manifestazione, Fancelli fu allievo del baritono Cotogni, coltivò il canto e suonò, con estro, il violino, strumento per il quale compose anche alcuni brani musicali.
Egli diede però le prove migliori di sé nel campo della poesia dialettale, dove seppe sfruttare la sua vena satirica e la sua bonomia romana, creando testi in cui la spontaneità conferisce particolare naturalezza e briosità al verso.
Fancelli fu un poeta cronista, che registrò e analizzò i fatti del giorno come in un diario personale. Pubblicò un solo volume di poesie, in cui raccolse il meglio della sua produzione: Un po’ de tutto, sonetti in dialetto romanesco (1922).


VIA LUIGI FERRETTI
Luigi Ferretti, figlio di Giacomo (con suocero del Belli) nacque a Roma nel 1836 e vi morì nel 1881.
Fu ingegnere e soprintendente alle scuole municipali di Roma e cominciò a produrre i primi sonetti, di qualità piuttosto modesta, dopo i quarant’anni. L’occasione gli fu fornita, come egli stesso scrisse in una lettera a Luigi Morandi, da un incidente scolastico causato da un suo amico. Obbligato a scrivergli, in virtù del suo ufficio, il Ferretti redasse la lettera burocratica in versi romaneschi, creando così il suo primo sonetto.
Definito dal Morandi “continuatore, non imitatore del Belli”, Ferretti fu abile lettore dei sonetti del grande poeta.Pubblicò tre raccolte di poesie: La Duttrinella (1877), poemetto satirico sul piccolo catechismo diocesano di Roma, detto appunto “duttrinella”, in cui il poeta mette in ridicolo un certo tipo di insegnamento religioso; Centoventi sonetti (1879) e il Sansone(1880) in ottave romanesche.


VIA ALESSANDRO BARBOSI
Dell’abate Alessandro Barbosi, canonico beneficiato di San Giovanni, si sa ben poco. Romano, visse nella prima del XIX secolo e morì giovane di etisia.
Barbosi scrisse molte opere, tra le quali ricordiamo: ‘Na ggiornata de carnovale a Roma (ottave e sonetti); la battana de li Dorazzi co li Curiazzi; L’aritorno der mi’ fijo dar colleggio; Er discorso de Padron Lisandro de la Regola fatto a la Mensola co’ Peppe er Duro, Clemente Spacca e Felicetto pe’ soprannome Trecciabella, sull’aritrovato der cerusico romano sor Angelo Comi (che decanta l’opera del cerusico Comi, che inventò un ritrovato per pietrificare i morti).
Nel 1851 Barbosi scrisse Didona abbandonata, considerata la sua opera più importante.
Il dialetto del Barbosi risente dei modelli del Peresio, del Berneri, del Micheli e del Carletti. Il romanesco di questi autori, compreso dunque il Barbosi è a tutt’oggi considerato non autentico, perché si pensa che molti modi di dire siano stati deliberatamente storpiati a fini poetici, che siano, cioè, frutto di una manifestazione di comodo.

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VIA LUDOVICO DE SIMONI
Insegnante di latino e greco presso diverse nobili famiglie romane, come i Torlonia, gli Sforza Cesarini, i Santafiora e i Colonna, De Simoni nacque a Roma nel 1848 e vi morì nel 1928.
Fu poeta in lingua e dialetto, ma non fece mai mostra di sé. La sua poesia si può sicuramente far rientrare nella piccola e colta schiera dei belliani, con versi arguti e garbati, riecheggianti la vita serena del suo tempo: a volte si notano sfumature sentimentali e liriche.
De Simoni pubblicò, con lo pseudonimo di “Righetto de li Monti”, una prima raccolta di poesie nel 1886 e una seconda raccolta, dal titolo Versi romaneschi, nel 1894.


VIA SETTIMIO DI VICO
Settimio Di Vico, vetturino, nacque a Roma nel 1883. Innamorato e orgoglioso della sua città, studiò diverse lingue e ottenne così l’autorizzazione a fare la guida ai turisti stranieri in visita a Roma.
Socialista convinto, Di Vico, allo scoppio della I Guerra mondiale si arruolò nel Corpo dei bersaglieri. Morì da eroe nel 1916, colpito da un proiettile nemico.
Proprio in quell’anno aveva incominciato ad allestire la sua ultima raccolta di versi romaneschi intitolata Canti de guera. Collaborò, con lo pseudonimo di “Er moretto”, a diversi giornali come “Rugantino”, “Marforio”, “Er Conte Tacchia.
Scrisse anche molte canzoni per la Festa di san Giovanni, tra cui degna di nota “Er ritorno der berzajere”. Tra le sue raccolte pubblicate ricordiamo: A li bagni de Porto d’Anzio, ossia li mariti che se divertono (1902); Quo vadis? Una serie di sonetti umoristici che si ispirano al celebre romanzo di Sienkiewitz (1905); Verso la llibertà Sonetti romaneschi (1907); Aritornelli e canzone (1913); L’agonia de li Bàrberi poesie romanesche su la guera nostra (1915).
La poesia di Di Vico è eminentemente sentimentale, non manca però di spunti satirici e umoristici. Il 3 dicembre 1916 l’Associazione fra i Romani commemorò di Vico; alla cerimonia partecipò Trilussa che lesse alcuni sonetti del poeta.


VIA VINCENZO CECCHETTI
Vincenzo Cecchetti, idraulico, nacque a Roma nel 1849 e vi morì nel 1914. Poeta molto fecondo, pubblicò le sue poesie su diversi giornali: “Rugantino”, “Er Conte Tacchia”, “Marforio”, “Meo Patacca”, “Er Marchese der Grillo”, “Ghetanaccio”. Scrisse anche testi di canzoni per la Festa di san Giovanni.
La sua sola raccolta di testi poetici, Poesie satiriche romanesche, fu pubblicata nel 1904 a dispense, edita dal giornalaio Vitali, che aveva l’edicola in via Arenula.
La produzione poetica di Cecchetti, che fu soprattutto un improvvisatore di versi, declamati per ore ininterrottamente, rimase però a un livello piuttosto mediocre. Egli riprodusse la mentalità del popolazione cui si ispirava, rispettando comunque sempre la metrica e curando le rime dei sonetti secondo la regola.


VIA GIUSEPPE BERNERI
Oratore, scrittore e poeta, Giuseppe Berneri nacque nel 1637 e morì intorno al 1700. Scarsissime le notizie biografiche che lo riguardano.
Sappiamo che fu membro di diverse accademie, tra le quali quella degli “Infecondi”.
Autore di cinquantadue opere, tra poemi gioiosi, morali e drammi di soggetto religioso, Berberi è ancora oggi ricordato per il Meo Patacca, poeta sul leggendario ghinardo (bravaccio) da lui creato, pubblicato in varie edizioni, la seconda mirabilmente illustrata da Bartolomeo Pinelli.
Il poema, in ottava rima e in dialetto romanesco, è ambientato a Roma, proprio quando si diffuse la notizia che Vienna, assediata dai turchi, stava per capitolare e racconta le avventure di Meo Patacca, che, radunati a se “li mejo ghinardi de Roma” e con l’aiuto della nobiltà romana, che avrebbe sostenuto le spese per la spedizione, decide di partire per affrontare i turchi.


VIA LALLO FRASCHETTI
Nato a Roma nel 1873, Lallo Fraschetti morì nel 1902 a Napoli, dove era stato trasferito come funzionario del Ministero della Pubblica Istruzione.
Scrisse molti sonetti in dialetto romanesco, pubblicati sul “Rugantino”. Si tratta a volte di composizioni piene di sentimento, a volte di quadretti caricaturali di gusto popolare.
In una serie di sonetti, intitolati Tra la paineria, Fraschetti rifà il verso al “parlà ciovile”, modo di parlare in uso nell’ambiente borghese.
Pubblicò una sola raccolta di 60 sonetti, in collaborazione con Pio Pizzicarla, dal titolo Un pellegrino a Roma (1894).

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